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09 ottobre 2017

Street food, una storia antica

Quello che noi tutti oggi chiamiamo “street food” e che salutiamo come stupenda innovazione culinaria, ha in realtà una storia antica che parla, anche, italiano.
Se volessimo parlare come mangiamo (cioè bene!) dovremmo chiamarlo “cibo di strada” ed andare a ritroso nel tempo fino ai pasti poveri dei nostri nonni e bisnonni, nel dopoguerra o addirittura durante i conflitti bellici, quando il pane era l’alimento di base per tutti e il companatico era l’elemento variabile a renderlo diverso ogni giorno. Quando c’era.

È da questa storia antica che nascono eccellenze dello street food nostrano come pane e panelle, lampredotto, arancini, puccia, rustici, pizze e focacce di ogni sorta.

Il cibo di strada, da noi, era il cibo preparato dalle nonne, dalle mamme e condiviso con tutti nel cortile o nell’aia davanti a casa prima, sui marciapiedi e nei vicoli poi e in sagre e truck su ruote oggi.

Qualcuno fa risalire il fenomeno vero e proprio a metà ‘800, quando a New York cominciarono a diffondersi i primi carretti a traino che vendevano salsicce calde (i futuri hot-dog). Dopo i carretti arrivarono le biciclette con piccoli rimorchi e in seguito, con la diffusione dei mezzi a motore, i primi foodtruck veri e propri.
Nello stesso periodo (primi del ‘900) anche In Italia comparvero i primi furgoncini di cibo per strada, ma la svolta avvenne nel 1948 con la nascita dell’Ape Piaggio, economica e personalizzabile per vendere street food ovunque!

Molti anni dopo la nascita dello street food la FAO (Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Alimentazione) ne ha dato addirittura una definizione riconosciuta a livello internazionale, secondo cui il cibo di strada è:  “l’insieme di quegli alimenti, incluse le bevande, già pronti per il consumo, che sono venduti (e spesso anche preparati) soprattutto in strada o in altri luoghi pubblici, anche da commercianti ambulanti, spesso su un banchetto provvisorio, ma anche da furgoni o carretti ambulanti.

Definizioni a parte, lo street food, per essere tale, da che mondo è mondo e comunque lo si chiami deve essere:

  • Informale
  • Veloce
  • Alla portata di tutti
  • Secondo tradizione
  • Gustosissimo :-)

Quando parliamo di cibo di strada, insomma, non parliamo solo di alimentazione o cucina, ma anche di cultura, tradizione, storia, società, identità ed economia.

Lo street food in questo senso è come gli italiani: buono, piacevole, ma anche serio e…con tanti anni di storia!

[cover image: Three Lions-Getty Images]