Streeteat

Scarica l'App per la migliore esperienza su mobile!

22 maggio 2015

Dal musicista all'architetto, cambiare vita (e fare business) col cibo da strada grazie a 'StreetEat'

"Il food truck non è solo un ristorante su ruote ma anche una storia da raccontare e noi cercheremo di fare anche questo". E' quanto racconta all'Adnkronos Giuseppe Castronovo, Ceo di 'StreetEat', il primo aggregatore dei food truck italiani. Di cosa si tratta? Di una App (e un sito) con cui sarà possibile geolocalizzare i mezzi che girano per le varie città, sapere dove sono e scoprire i menù - in italiano e in inglese - di questi veri e propri ristoranti su ruote.

"Vogliamo aiutare ogni esercente a sviluppare il business - sottolinea Castronovo, che ha fondato la società assieme a Daniele Carettoni - perché non basta avere un'idea stupenda, 'dopo che farai?' chiedo a ognuno di loro". Ed ecco perché ha pensato a 'StreetEat'. "Tutto è partito da una chiacchierata casuale - aggiunge - una sera, parlando con lo chef di un ristorante vicino casa, siamo arrivati a discutere di Expo e food in generale. E mi ha proposto un incontro con un gruppo che pensava ad un progetto legato al food truck".

Dopo un'analisi di mercato, "mi sono reso conto che era un settore in rapida crescita" ma, sottolinea, "mancavano una serie di strumenti e iniziative collegate a queste realtà, come ad esempio una mappatura delle attività". E la lampadina si è accesa: "Perché non geolocalizzare e aggregare in un'unica App tutti i truck italiani?".

'StreetEat' è una società composta da un team di 10 persone, ognuna con una specializzazione tra marketing, social network e ufficio stampa che accompagnerà gli esercenti nello sviluppo della loro idea di business. L'App al momento è disponibile per il sistema iOS (prossimamente arriverà anche su Android).

Attraverso questa applicazione gratuita, le persone hanno la possibilità di vedere dove si trova il truck più vicino e visionare foto, descrizione dei menù e contenuti condivisi dai ristoratori sui propri canali social. Ogni utente ha inoltre la possibilità di lasciare valutazioni e recensioni sui vari truck.

"L'obiettivo è coprire tutto il territorio nazionale - dice Castronovo - anche se le aree principali sono Milano, Roma e Torino". La copertura comprende anche qualche operatore nelle Marche, La Spezia e Brescia. In attesa di sviluppare affiliazioni (attraverso una quota annuale per accedere ai servizi offerti da 'StreetEat') con i 'ristoratori su ruote' che operano al Sud Italia.

Sul versante delle consulenze, aggiunge Castronovo, "stiamo pensando di realizzare un domani studi di geomarketing per comprendere al meglio le aree in cui ogni ristoratore lavora e quale sarà il pubblico di riferimento in una specifica zona".

"Così potremo dirgli 'guarda, ci sono tremila persone dall'una alle due che mangiano in tale zona' e lui potrà regolarsi di conseguenza", prosegue. Per mettere in contatto domanda e offerta, certamente.Ma anche per raccontare le storie di ognuno. "Storie che rappresentano esempi di libertà, cambiamento e coraggio" ricorda Castronovo.

Partendo proprio da quella che ha messo in contatto i due fondatori. "Dopo 35 anni in banca, Daniele Carettoni ha lasciato il suo lavoro da manager e ha cambiato vita, investendo in questo progetto di business", dice Castronovo, rivelando il 'dietro le quinte' di 'StreetEat'.

"Anche dietro ognuno di questi truck - prosegue - ci sono persone che si sono rimesse in gioco e hanno cambiato radicalmente percorso professionale e stile di vita: dal musicista all'architetto, fino ad arrivare al broker".

"Sono una nuova generazione, ambulanti innovatori con una visione chiara e aperti al mondo", conclude Castronovo, raccontando l'esperienza di una persona che lavorava in un'agenzia di comunicazione e che ha deciso di lasciare il lavoro per dedicarsi allo street food: "'Voglio stare in giro, voglio fare la zingara' mi ha detto. E ora può farlo. Anche contando su noi di 'StreetEat'".

 

Credit: Fabiano DeMicheli per Adnkronos